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«Alla carriera preferiamo vita sociale e affetti»

Il futuro non è per tutti. Vale come amara constatazione della penuria di prospettive in tempi di crisi, certo, ma capita che certe frasi fatte si vestano da sprone per coloro i quali sono disposti ad osare. Predare e agguantare la realizzazione oltre un mero guadagno: ecco come leggere tra le righe una banalità qualunque.
Lo hanno capito due giovani baresi, Nicolò Scoditti e Lucio Bellomo, che partiti dall’invidiabile condizione di stipendiati fissi hanno messo a frutto coraggio e immaginazione, reinventandosi assieme sulla scorta dell’amicizia.


Il progetto si chiama «Bilabì» ed è un birrificio artigianale con cucina e tanti posti a sedere di prossima apertura in via Omodeo 12, nei pressi della zona universitaria del Campus di Bari.
Non avete neanche trent’anni a testa, e alle vostre spalle c’è già un vissuto che molti bramerebbero…
Nicolò: «Dal punto di vista monetario, forse. Vivevo a Milano lavorando come analista finanziario in una banca d’affari svizzera. Passavo in ufficio almeno dodici ore, e quando tornavo a casa mi addormentavo in giacca e cravatta sul divano, davanti alla Tv. Un giorno ho riflettuto, proiettandomi di vent’anni in avanti, e ho deciso che non avrei continuato con quella routine per niente al mondo. Il denaro non ripaga gli anni perduti».
Lucio: «Io e Nicolò siamo grandi amici dai tempi del liceo, e mentre lui si trovava in Lombardia io sono sempre rimasto a Bari. Mi occupo di logistica e servizio clienti in una multinazionale, ma raggiungere un dignitoso livello di retribuzione significa subire continui trasferimenti per almeno dieci anni. Rinunciare ad affetti e vita sociale in virtù della carriera non è un’opzione che mi interessa».
Quindi avete unito le forze a caccia di progetti alternativi. L’idea del birrificio è di paternità condivisa?
L.: «È nata, come nella migliore tradizione romanzata, tutto per caso ma non a caso. Il desiderio ci frullava in testa da un po’, ma volevamo che prendesse corpo come centro aggregativo per iniziative culturali oltre la sua funzione di birrificio. La nostra creatura sarà presto un locale di 415 mq. con 100 coperti, un ampio palco destinato agli eventi e una capacità produttiva di circa 50.000 litri annui di birra».
Per l’appunto. Visitando la vostra sede, è difficile non rimanere impressionati dalla dimensione degli impianti. Reperire i finanziamenti necessari è stato complicato?
N.: «Mentirei se dicessi che è stato facile. Il tempo impiegato a cercare qualcuno che ci finanziasse è stato maggiore di quello utile a ristrutturare l’immobile e dotarci delle attrezzature. Per fortuna la mia esperienza in campo economico ha trovato un terreno d’applicazione ideale».
Ovvero? In concreto, come avete agito?
N.: «Dopo un tentativo fallimentare con i prestiti Invitalia, ci siamo mossi contemporaneamente su tre fronti: abbiamo sottoposto il nostro business plan a dei potenziali investitori privati, abbiamo contattato diversi istituti di credito e fatto richiesta presso un consorzio fidi affinché garantisse parte del finanziamento. Sostanzialmente, un investitore ha apportato capitale nella nostra società, una banca ci ha finanziato con un rapporto debito/capitale del 70/30%, e un consorzio fidi ha emesso una garanzia liquida nei confronti dell’istituto di credito per l’80% della somma. Quest’ultimo fattore è stato determinante per portare a termine l’operazione, congiuntamente alle stime ottimistiche che riguardano il settore Food&Beverage nei prossimi anni e hanno ulteriormente spinto la banca finanziatrice a credere in noi».
Il tratto distintivo della vostra attività ruota intorno alla birra. In che modo avete organizzato la produzione?
L.: «Abbiamo lavorato molto per selezionare le migliori materie prime, optando alla fine per malti e lieviti locali e una selezione internazionale di luppoli. Negli ultimi 18 mesi lo studio del prodotto ci ha portato in Germania, Belgio, Danimarca, Stati Uniti e Giappone. Siamo entrati in contatto con moltissimi mastri birrai, e da ognuno abbiamo ricevuto utili consigli su lavorazioni e ingredienti. La nostra personale strada è stata imboccata sperimentando le ricette su un impianto pilota, e saremo presto pronti ad offrire le migliori alla clientela del “Bilabì”».

Angela Accarrino

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