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Il nuovo che ‘avanza’ con le Start Up non va lasciato marcire

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L’Europa dice di voler investire nelle startup con il piano Juncker, ma il problema sembra tutto europeo. O meglio, di un mercato comunitario che non riesce a far decollare le imprese innovative. Il rapporto della Commissione sulle startup parla di difficoltà nella fase successiva alla partenza, il cosiddetto scaling up. Paradossale per un mercato di oltre 500 milioni di persone, quasi il doppio degli Usa. 

Ma l’Europa non è uguale agli Stati Uniti o all’Asia, politicamente ed economicamente. 

A Occidente le regole di mercato e la cultura d’impresa restano lontane anni luce dal Vecchio Continente, e non è un caso che là siano nate ed esplose Microsoft, Apple, Google, Facebook. 

A Oriente il comunismo capitalista della Cina è in grado di sostenere con risorse pressoché infinite un sistema che da replicatore di eccellenze sta diventando piano piano autonomamente innovativo.

L’Europa, tra le tante problematiche da affrontare ha anche quella di non saper sfruttare un  mercato interno senza eguali.

La Cina è in condizioni simili, ma l’export e l’onnipresenza sui mercati finanziari, sopperiscono a una domanda interna che ha ampie possibilità di crescita e che non deve fare i conti, come nell’Unione Europea, con un protezionismo dei singoli Stati che rischia di mettere in crisi la tenuta dell’Unione stessa. Detto per inciso, a un californiano non verrebbe mai in mente di non comprare un prodotto della Pennsylvania.

Le startup possono essere la salvezza dell’Europa, anche perché sono tanti i ragazzi italiani, francesi, tedeschi..., che finiscono  preda delle grandi multinazionali americane. 

L’ingegno, l’innovazione, non mancano affatto e neanche gli investimenti per far partire il motore. Ma per fare il passo successivo serve cambiare la filosofia d’impresa: troppi programmi regionali, anche in Italia, hanno finito per disperdere nelle tasche di giovani volenterosi miliardi di euro di fondi, soprattutto europei, ma a breve termine. Da un lato perché manca un mercato veramente libero e concorrenziale, dall’altro perché le politiche pubbliche di sostegno spesso restituiscono un buon tornaconto politico a chi le promuove, ma con scarso impatto a medio-lungo termine. In poche parole le imprese nascono, ma muoiono molto presto o vengono risucchiate dai soliti noti. 

Una ricetta, dice il presidente dei Giovani di Confindustria Marco Gay, è tornare all’economia reale: investire nelle imprese innovative. Dare benzina a lungo termine. 

Al 31 dicembre 2016 risultavano 6.745 startup innovative: +12% in sei mesi, +31% in un anno, +112% in due anni. 

Il trend demografico nazionale è più che positivo ma non si può essere per sempre “nuovi”. Serve coraggio, da parte dei giovani imprenditori e da parte dello Stato/Europa perché il salto di qualità avviene solo creando condizioni fertili perché le aziende camminino da sole. Ben vengano i finanziamenti ma poi è necessario capire che se si va in carrozzina a sei anni significa che non si sa, o non si ha voglia, di camminare.

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