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Culturalizzazione economica come ‘capitale’ d’impresa

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I contenuti creativi e culturali hanno un valore aggiunto spesso profondamente sottovalutato: generando stati emozionali, creando esperienze, passano sottotraccia a far parte della sfera economica perchè sono un mezzo per entrare in contatto diretto con il consumatore e per agire sulla sua percezione del valore di un prodotto. Maggiore è il coinvolgimento dell’utente, più il prodotto diventa attraente, appetibile. Chi si occupa di pubblicità conosce perfettamente questa leva.

Il valore della produzione culturale e dell’economia creativa è però un processo intellettuale difficile e costoso perché non solo si evolve continuamente ma implica capacità empatiche, cambiamento costante e la rapidità di sintonizzarsi con sfere dell’attività umana volubili e intangibili. Le due dimensioni che principalmente definiscono le ragioni del successo delle industrie creative, l’innovazione tecnologica e l’attenzione alla qualità sociale e culturale, parlano della capacità di far circolare il capitale intellettuale. Mettono in circuito sia chi ha il talento creativo, chi produce la ricchezza immateriale, sia il prodotto culturale (patrimonio artistico e culturale fisico o intellettuale), sia il sistema dell’industria creativa che sa trasformare un bene (oggetto o soggetto) in capitale. 

 

L’innovazione cioè, non passa solo dalla tecnologia. Cultura e creatività sono risorse altamente strategiche dentro un’azienda. 

Questo è il tempo della culturalizzazione economica, della contaminazione di risorse materiali e immateriali in cui il connubio cultura-economia-tecnologia non solo incide spesso inconsapevolmente su ogni aspetto della vita ma rappresenta un ambito che chi vuole fare impresa, di qualunque tipo essa sia, deve saper padroneggiare.

 

Per questo è così importante comprendere come cultura e creatività rappresentino un motore di sviluppo dinamico che potrebbe, se utilizzato in maniera corretta, tanto nella singola impresa quanto sui mercati, riportare l’economia italiana al centro del contesto competitivo globale.

 

“La creatività e l’innovazione sono forze fondamentali che stanno trasformando il mondo: in ogni angolo del globo, l’economia creativa sta crescendo più velocemente del manifatturato e dei servizi tradizionali, per cui i Paesi che si concentreranno su creatività ed innovazione saranno quelli in grado di espandere le proprie economie e di diventare sempre più solidi”. 

 

Lo diceva nel 2011 l’autore di “The creative economy – How people make money from ideas”, John Howkins, sostenendo che la creatività ha un legame diretto con l’economia di mercato.

Chi produce servizi o beni impiegando le capacità creative come forza lavoro, assicura sistemi economici adatti alle sfide globali del terzo millennio perchè hanno il vantaggio della personalizzazione, dell’originalità, della creatività tipica del made in Italy, del prodotto su misura del cliente che non ha nulla delle economie “ripetitive” del manifatturato e dell’assemblaggio. 

 

Tutto questo comporta la capacità di creare qualcosa di “unico”. Proprio quello che l’Italia fa da sempre. E deve continuare a fare per poter competere.

 

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