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G7 Parole: crescita equa ma solo nei bei sogni

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A volerci credere, in 16 anni il mondo sarebbe totalmente cambiato.

Da Genova a Bari, dal 2001 al 2017, le prospettive sembrano ribaltate: allora i 7 Grandi (anzi 8, c’era ancora la Russia e c’era già Putin) stavano facendo i conti con la globalizzazione agli inizi, e con le contestazioni nelle strade di coloro che chiedevano giustizia per gli ultimi. Oggi sarebbe proprio l’uguaglianza e la giustizia sociale a essere al centro dell’agenda del G7 appena concluso a Bari: il ministro dell’Economia Padoan ne ha fatto una bandiera alla vigilia dell’appuntamento che ha prodotto addirittura un documento, il cosiddetto “Manifesto di Bari”, che dovrebbe essere una carta d’intenti per un mondo più equo e sostenibile. 

Dovrebbe appunto, perché come può comprendere anche il più superficiale osservatore della politica economica internazionale, tale visione non collima esattamente con il programma che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha in mente. O almeno con quello grazie al quale è arrivato alla Casa Bianca.

Il G7 Finanze pugliese assomiglia a una bella cartolina dalle vacanze: location impeccabile, straordinario lavoro delle Forze dell’Ordine che hanno garantito che nessun incidente o anche minima contestazione potesse degenerare in disordine, scommessa vinta in termini organizzativi da una città come Bari che, forse, non si pensava all’altezza di un evento simile. E di una regione che, parola di Padoan, ha “stupito” i grandi per vitalità economica e produttiva.

Ma le risposte, quelle vere, sono un’altra cosa. 

Ben vengano i governatori e i ministri in mezzo alle orecchiette se servono per il marketing territoriale. Ma di risposte, concrete, per riequilibrare le disparità crescenti dell’economia mondiale non se ne vedono. Al massimo c’è il colpo di coda politico di chi sa che se non prova a percorrere la strada dell’inclusione finirà sbranato dai populisti. Per chi ha dubbi, chiedete a Hillary Clinton.

Senza gli Stati Uniti, e con un’Europa di fatto in stallo (non esiste una posizione comune, nonostante la maggiore stabilità rispetto a qualche settimana fa grazie alla vittoria di Macron in Francia), non si va da nessuna parte. Tornano le ipotesi di creare mercati di consumo nei Paesi in via di sviluppo anche per rendere meno appetibile la via delle migrazioni, ma senza un accordo comune in questo senso resteranno, appunto, ipotesi. E la teoria, quella delle illuminate facoltà di economia, resta lontana dalla realtà. Tranne forse che per le continue evoluzioni della macchina speculativa finanziaria che macina soldi a palate grazie a strumenti sempre più sofisticati e difficili da interpretare. Shadow banking, lo chiamano gli esperti. Sistema bancario ombra. Non esattamente in linea con la “trasparenza” invocata dai ministri dell’Economia. 

Il Manifesto di Bari, come mille altre carte d’intenti, rischia di essere l’ennesimo libro dei sogni. Ripartire dal basso, si dice. Magari dal Sud del mondo, anche solo dal Sud Europa. 

I problemi sono stati individuati. Le soluzioni anche. Manca solo la volontà. Possibilmente comune. Una favola oggi, qualcosa che non esiste al mondo. Almeno in questo mondo.

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