A+ A A-

Meglio Obiettivo 1 o G7? Paradossi dei sistemi economici

Vota questo articolo
(0 Voti)

Altro che economia da G7. La Puglia attrae perchè regione Obiettivo 1, ovvero sottosviluppata con un Pil pro capite minore del 75% della media europea e dunque destinataria di fondi strutturali europei.

Sembra un paradosso ma l’attrattività di un territorio sta anche nella sua povertà. Se un colosso come GE sceglie ancora la Puglia e la predilige per i suoi investimenti ad altre regioni del Nord o ad altri territori europei dove di solito si delocalizza, per il suo essere destinazione di sovvenzioni comunitarie, non deve essere poi così negativo essere una “povera” regione “meridionale”, così come non è un male assoluto l’euro e il suo ricco sistema di sostegno finanziario.

Non tutti i mali vengono per nuocere anche se bisogna saperli sfruttare e far di necessità virtù.

Perchè GE dice anche un’altra cosa promettendo un futuro di investimenti milionari: la Puglia è riuscita meglio di altre regioni meridionali a mettere a frutto i fondi Ue. 

A questo punto si prospetta una strada doppiamente in salita: se da un lato bisogna riuscire a evolversi e ad innovarsi perchè per quello arrivano i fondi Ue, dall’altro occorre non crescere troppo da diventare meno attrattive di quando si era più povere. O meglio, occorre partecipare a un gioco da equilibristi in cui bisogna riuscire poco alla volta a perdere delle caratteristiche allettanti e a crearne di nuove, sostitutive, capaci di generare nuovi attrattori locali come può essere un know how di altissima specializzazione.

La lezione è che le zavorre possono diventare piattaforme di sviluppo.

Un po’ come l’insopportabile onere del fisco italiano: non c’è imprenditore che giustamente non si lamenti del peso eccessivo del cuneo fiscale e delle tasse a carico della propria azienda. Ma è solo pagando tutti che il sistema può diventare più conveniente. Le presunte scappatoie individuali diventano cappi collettivi.

Giugno è in questo senso rivelatore: secondo i calcoli teorici della Cgia di Mestre servono 153 giorni per scrollarci di dosso la morsa del fisco. Dal 4 giugno, finito di pagare oneri, diretti e indiretti, si comincia a lavorare per la propria impresa. 

 “Lavorare 5 mesi su 12 per lo Stato - dice la Cgia - dà l’idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Al netto del peso dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli al fisco grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50 per cento, un carico che non ha eguali in Europa”.

Per l’anno in corso, il gettito complessivo di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno allo Stato sarà, secondo il Def, di 723,6 miliardi di euro. La voce più importante riguarda le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, etc.) che peserà sulle tasche di imprese e cittadini per 249 miliardi; seguono le imposte indirette (Iva, accise, imposte catastali, etc.) con 247,1 miliardi, i contributi sociali con 224,5 miliardi e, infine, le imposte in conto capitale (successioni, donazioni, etc.) che ammonteranno a 2,9 miliardi di euro.

 

Sapere che il giorno di liberazione fiscale si è allontanato di 38 giorni rispetto al 1980 dovrebbe indurci allo stesso pensiero laterale dei fondi Ue: prima troviamo l’equilibrio precario, prima staremo meglio.

Ultima modifica il

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Visit the best review site bbetting.co.uk for Bet365 site.

Redazione e amministrazione: Via del Gladioli, 6 - 70026 - Modugno/Bari • Tel. 080.5375408 • redazione@impresametropolitana.it Tribunale di Bari, Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013