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Cresce la qualità del made in Italy: in cinque anni +9,4% nelle esportazioni

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Negli ultimi anni si è ampliata la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali, fenomeno caratterizzato da una crescente qualità dei prodotti venduti, come evidenziato dal divario tra la crescita del valore medio unitario delle esportazioni – calcolato come rapporto tra valore delle merci vendute e la quantità delle stesse – e la dinamica dei prezzi alla produzione.

Nei settori della trasformazione manifatturiera – ed esclusione di energia e prodotti intermedi caratterizzati da una elevata presenza di materie prime con prezzi più volatili – il valore dei beni esportati cresce più velocemente dei relativi prezzi all’export: ne consegue che le vendite all’estero sono caratterizzate da un maggior valore intrinseco, indice di una più elevata qualità.

Nel dettaglio negli ultimi cinque anni il valore medio unitario nel Manifatturiero non energetico è cresciuto del 9,4% a fronte di un aumento di solo lo 0,4% dei prezzi alla produzione sui mercati esteri.

La risposta delle imprese italiane con prodotti di alta qualità è più marcata nella tecnologia made in Italy: tra il 2012 e il 2017 il valore dei beni strumentali sale del 17,2% mentre i prezzi alla produzione sono stazionari (+0,3%). Anche per i beni di consumo sale la qualità intrinseca del made in Italy, con un aumento del 12,0% del valore dei beni esportati a fronte di un aumento del 2,8% dei prezzi sui mercati esteri. Tra questo ultimi il divario più ampio per i beni di consumo durevoli – quali mobili, mezzi trasporto, apparecchiature elettroniche, gioielleria, ecc. – dove il valore sale dell’11,8% a fronte di una stazionarietà dei prezzi alla produzione sui mercati esteri, mentre per i beni di consumo non durevoli il valore medio sale del 12,0% e i prezzi alla produzione sui mercati esteri salgono di un più limitato 3,6%.

Tra i beni di consumo un recente report di Confartigianato sulla moda evidenzia che in cinque anni il maggiore upgrade qualitativo nel comparto lo riscontriamo per le calzature. In media un paio di scarpe venduto all’estero cinque anni fa a 100 euro oggi, tenuto conto dell’adeguamento dei listini, avrebbe un prezzo di 106 euro, mentre sono invece vendute sui mercati esteri a 132 euro, evidenziando un maggiore valore qualitativo intrinseco del prodotto, determinate da un migliore design, una più alta qualità delle materie prime, ovvero nuove funzionalità, risultati dei processi di innovazione delle imprese.

Questo posizionamento sui mercati internazionali è reso possibile in quanto la qualità e l’innovazione sono le strategie dominanti delle imprese italiane, come evidenziato da una analisi di Confartigianato: l'orientamento strategico delle imprese manifatturiere italiane alla qualità si riscontra nell’82,1% dei casi e quello all’innovazione nel 72,6% delle imprese.

 

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