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In Puglia versati ben 444,5 milioni di euro per Imu e Tasi sugli immobili delle imprese.

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In Puglia versati ben 444,5 milioni di euro per Imu e Tasi sugli immobili delle imprese. Negli ultimi anni, a partire dal 2011, le entrate fiscali e tributarie sono aumentante, trainate principalmente dall’Imposta municipale unica (Imu) e dalla tassa sui servizi indivisibili (Tasi).

In Puglia, le unità immobiliari censite nella banca dati del Catasto edilizio urbano (Agenzia delle entrate, 2017) si distribuiscono in «Negozi e botteghe» (categoria C/1) per il 30,7 per cento, seguito da «Opifici» (D/1) per il 20,5 per cento; «Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un'attività commerciale» (D/8) per il 13,9 per cento; «Uffici e studi privati» (A/10) per l'11,4 per cento; «Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un'attività industriale» (D/7) per l'11,1 per cento; «Alberghi e pensioni» (D/2) per il 6,3 per cento; «Laboratori per arti e mestieri» (C/3) per il 6 per cento.

In provincia di Bari, per le tasse sugli immobili delle imprese si versano 199,4 milioni di euro; in quella di Brindisi 40,9 milioni; in quella di Foggia 74,5 milioni; in quella di Lecce 75,2 milioni; in quella di Taranto 54,5 milioni. Per un totale di 444 milioni e mezzo.

«Le elaborazioni effettuate dal nostro Centro Studi regionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – confermano che la pressione fiscale continua ad essere su livelli insostenibili.

Nel gioco delle tre tasse (Imu, Tasi e Tari) a rimetterci sono, ancora una volta, gli imprenditori. E, come spesso accade, il cambiamento di nome ai tributi si traduce in un aumento di tassazione. Prova ne sia che, tra Imu e Tasi, la tassazione immobiliare, che a livello nazionale nel 2011 pesava solo il 2 per cento delle entrate fiscali, ha determinato oltre il 35 per cento del prelievo nel quinquennio fino al 2016, per un incremento pari al 119,2 per cento.

Potremmo anche capirlo – spiega il presidente – se si trattasse davvero di rendite immobiliari e di speculazioni. Invece, quello che rende questi numeri intollerabili è il fatto che ad essere tassati siano anche gli immobili produttivi che, per gli imprenditori, rappresentano strumenti di lavoro. Lo abbiamo detto tante volte e continuiamo a ripeterlo con forza: non è giusto che questi immobili siano considerati alla stregua di seconde case. I nostri laboratori sono la nostra prima casa.

Ad Imu e Tasi si aggiunge poi la Tari: la tassa sui rifiuti è tra le più odiose per i pugliesi, con tariffe che si sono letteralmente impennate negli ultimi anni. La carenza di impianti in grado di garantire la chiusura del ciclo sta mettendo a durissima prova la pazienza di imprese e cittadini, spesso costretti ad una raccolta differenziata affatto in grado – almeno per ora – di generare benefici anche di carattere economico».

Conclude Sgherza: «proprio per questo, nel corso del dibattito sulla manovra di bilancio del 2018, Confartigianato ha richiesto di innalzare la deducibilità dell’Imu corrisposta sugli immobili strumentali all’esercizio dell’attività economica - oggi limitata al 20 per cento - per giungere in un triennio alla totale deducibilità dal reddito d’impresa. La mancata applicazione del dispositivo proposto mantiene un prelievo fiscale assolutamente iniquo sulle imprese, generando l’effetto perverso ed inaccettabile di ‘ulteriori tasse sulle tasse’».

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