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Il sogno Tredicesima e l’incubo del Debito pubblico

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Per oltre 33 milioni di italiani la fine dell’anno porta la Tredicesima. Al netto delle ritenute Irpef, l’importo che pensionati e lavoratori dipendenti incasseranno sfiorerà i 36 miliardi di euro. In Puglia ne beneficeranno  poco meno di 2 milioni di persone, la metà circa dei residenti. 

A beneficiarne sarà anche l’erario: le ritenute Irpef assicureranno al fisco 10,4 miliardi. 

Fisco che a novembre ha già incassato 55 mld tra Iva, ritenute di dipendenti e collaboratori, addizionale regionale e comunale Irpef, ritenute dei lavoratori autonomi e quelle sui bonifici. 

Secondo i calcoli della Confartigianato di Mestre quest’anno ogni italiano, neonato o ultracentenario, paga mediamente 8mila euro di imposte e tasse allo Stato, importo che sale a quasi 12mila euro se si considerano anche i contributi previdenziali. E la serie storica indica che negli ultimi 20 anni le entrate tributarie nelle casse dello Stato sono aumentate di oltre 80 punti percentuali, quasi il doppio dell’inflazione che, nello stesso periodo, è salita del 41%.

 Sì, il Pil è tornato a crescere trainando la fiducia delle imprese e l’occupazione (anche se è soprattutto a tempo determinato). Ma sono cresciuti anche gli esodati e negli ultimi 8 anni sono saliti del 20% gli ex occupati che non beneficiano di pensione da lavoro (e tantomeno di Tredicesima), cifra che tra i residenti nel Mezzogiorno sale del 42,7%. 

La Tredicesima resta un sogno (oltre che per paradubordinati, cococo, lavoratori a progetto, autonomi) anche nel 20% delle microimprese che con il salasso erariale di fine anno proprio non ce la fanno. Ironia della sorte poi, secondo i calcoli, le Tredicesime serviranno ai cittadini più che altro a pagare altre tasse. 

Eppure il debito pubblico cresce ancora. Negli ultimi tre anni, la Germania ha ridotto il suo indebitamento di ben 63 miliardi di euro. L’Italia lo ha visto aumentare vertiginosamente. Secondo i dati di Bankitalia, nei primi sette mesi del 2017 è aumentato di 82 miliardi, in linea con lo stesso periodo del 2016 (+83 mld) ma superiore a quello del 2015 quando il debito era cresciuto “soltanto” di 64 miliardi.

Ci sono partite di giro e lievitazioni che non si riescono ben a comprendere e si perdono tra dichiarazioni, promesse, analisi e stime che confondono le idee come le annebbiano le quasi 2000 pagine tra novità e modifiche legislative, circolari e risoluzioni che nel 2016, invece di semplificare la già farraginosa oppressione fiscale, hanno possibilmente dissipato le già scarse certezze  dei contribuenti.

Secondo Adusbef il peso del debito sui cittadini italiani è cresciuto in 20 anni di 14.362 euro arrivando alla fine del 2016 a toccare 36.670 euro procapite.

Siamo alla vigilia di nuove elezioni, cosa che ovviamente non rassicura sulla stabilità che richiedono gli investimenti delle imprese chiamate a pagare le tasse e a spingere l’economia. 

Probabilmente altri studi presto diranno agli imprenditori che non basteranno più i 153 giorni che nel 2017 sono stati necessari per scrollarsi di dosso la morsa del fisco. Ma 212 giorni possono bastare per risollevare le “sorti magnifiche e progressive” del Paese (e del suo debito)? 

 

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