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Le avvocate? Sono di più ma guadagnano meno della metà dei loro colleghi

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Sorpasso delle giovani avvocate del foro barese sui loro colleghi, sempre più consigliere nel Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, decine di iniziative per garantire le pari opportunità; tuttavia il gap di genere a livello reddituale è ancora eccessivo e stazionario, con le avvocate che guadagnano meno della metà dei loro colleghi.

È questo lo spaccato emerso durante la celebrazione dei 20 anni del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bari, primo a nascere in Italia (nell’aprile 1998) per diffondere la cultura delle pari opportunità all'interno della professione forense, sia attraverso lo studio in ottica di genere di normative internazionali, europee e regionali, che attraverso un’attività formativa di avvocati e avvocate e l’attuazione di azioni positive mirate.

“È stato un cammino faticoso e spesso disseminato di sconfitte – ha ricordato l’avvocata Giovanna Brunetti, attuale presidente del Comitato Pari opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bari –, tuttavia impegno e perseveranza hanno condotto alla lenta e inesorabile demolizione del muro di gomma spesso issato in risposta alle istanze provenienti a tutela del genere femminile, e quindi a lusinghieri risultati: dal riconoscimento istituzionale dei Comitati nella legge professionale alle proficue collaborazioni con gli enti e le istituzioni pubbliche, dall’ottenimento di finanziamenti pubblici al maggior peso assunto nell’ambito di una professione che, fino a pochi decenni fa, era disegnata, gestita e vissuta solo al maschile”.     

Tanti i risultati conseguiti nel ventennio, durante il quale si sono succedute cinque presidenti e oltre 100 componenti (prevalentemente donne), molte delle quali, dopo l’esperienza nel Comitato, hanno dato seguito al loro impegno politico all’interno delle istituzioni forensi, a partire dal Consiglio dell’Ordine. In primis la crescita esponenziale delle avvocate che rappresentano oggi il 44% dei quasi 7.000 iscritti all’Ordine di Bari (erano solo il 28% 15 anni fa) e, soprattutto, il boom di giovani avvocate tra i 25 e i 40 anni che, nel foro barese, sono 877 (contro un centinaio circa di 20 anni fa) sopravanzando decisamente i loro 722 colleghi coetanei.

E poi il percorso verso la pari rappresentanza di genere in seno al Consiglio dell’Ordine: oggi su 25 componenti ben 12 sono avvocate (nel 1998 c’era una sola consigliera). A preoccupare, però, il gap ‘di genere’ a livello reddituale, con le avvocate baresi che, nel 2016, hanno dichiarato, mediamente, un reddito di 15.023 euro, inferiore ai 15.827 euro dichiarati nel 2001, e molto meno della metà dei loro colleghi avvocati (35.222 euro).

Molti i fiori all’occhiello del CPO di Bari, a pieno titolo considerato in tutta Italia vero e proprio ‘faro’ per la novità e la qualità delle sue iniziative. Tra questi, il corso gratuito per la tutela delle donne vittime di violenze, organizzato in collaborazione con ‘Giraffah onlus’ e giunto nel 2018 all'ottava edizione: ogni anno forma, anche su temi legati all’assistenza psicologica, circa 60 avvocate e avvocati che possono accedere all'elenco dei legali abilitati a collaborare con la onlus Giraffah per la tutela legale delle donne vittime di violenza.

Quest’anno, inoltre, il Comitato ha sperimentato la collaborazione con la Consigliera Regionale di Parità per l’organizzazione e il coordinamento, insieme ai CPO di Lecce, Foggia e agli altri comitati della rete regionale, di un corso pilota di alta formazione in ‘Diritto antidiscriminatorio’, il primo in Italia con riconoscimento istituzionale, che ha formato circa 300 avvocati in  tutta la Puglia; il corso ha sviluppato professionalità interdisciplinari (diritto del lavoro, civile e penale) che consentono la difesa delle vittime di discriminazione sul lavoro tutelate dall’Ufficio della Consigliera di Parità.

Altra best practice di livello nazionale è ‘WeAvv’, l’iniziativa che ha messo a disposizione oltre 800.000 euro del “Fondo Pubblico – Privato per il sostegno ai genitori” stanziato dall’assessorato al Welfare della Regione Puglia, per sostenere la funzione genitoriale e conciliare i tempi ‘vita-lavoro’ di avvocati e praticanti pugliesi con redditi bassi.

 

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