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Confartigianato: manca la manodopera specializzata necessaria alle aziende che affrontano la rivoluzione digitale

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Gli artigiani sono già 4.0 ma non trovano personale altrettanto preparato da inserire in azienda. E così i piccoli imprenditori faticano ad assumere quasi 100.000 persone. E nel frattempo cresce la disoccupazione giovanile. L’allarme arriva da Confartigianato e riguarda la carenza di manodopera specializzata necessaria alle aziende che affrontano le sfide della rivoluzione digitale.

Da un’analisi realizzata dalla Confederazione emerge che sono proprio le micro e piccole imprese ad aver assunto, lo scorso anno, la maggior quota di personale con elevate competenze digitali: ben 577.000 persone, pari al 60% del totale delle assunzioni con elevata rilevanza di e-skills effettuate dalle aziende italiane.

Ma la spinta all’innovazione delle piccole imprese è frenata dalla carenza di professionalità specializzate nel mercato del lavoro.

La rilevazione di Confartigianato mostra che sono le imprese artigiane ad avere i maggiori problemi di reclutamento del personale: delle 190.720 assunzioni previste nel 2017 nelle professioni degli ambiti di Impresa 4.0, ne risultano difficili da reperire 99.720, pari al 72,3% del totale dei profili professionali con le competenze tecniche più evolute richieste dalle aziende artigiane.

La maggiore difficoltà di reperimento riguarda i tecnici programmatori (introvabili per il 57% delle assunzioni necessarie) e gli esperti di applicazioni (manca all’appello il 56% del personale richiesto dalle imprese).

Problemi anche a trovare analisti e progettisti di software (difficile assumere il 55,5% del totale di questa qualifica richiesta dalle imprese) e ingegneri energetici e meccanici (siamo al 51% di introvabili).

L’emergenza manodopera nelle piccole imprese è ‘figlia’ della scarsa preparazione dei ragazzi al mondo del lavoro: secondo Confartigianato, infatti, in Italia gli under 30 che studiano e sono in formazione sono appena il 4,2%, a fronte della media del 14,7% nell’Unione europea e addirittura del 22,9% in Germania.

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