Valute / Cambio

A+ A A-

Pil al ribasso: proiezioni triennali di crescita sotto l'1,3%

Vota questo articolo
(0 Voti)

La Banca d'Italia rivede al ribasso le previsioni sul Pil, con una crescita dell'1,3% quest'anno, dell'1% nel 2019 e dell'1,2% nel 2020.

Secondo il bollettino economico, "le proiezioni di crescita sono lievemente più basse" rispetto a quelle di gennaio, che indicavano +1,4% quest'anno e +1,2% nel 2019 e nel 2020. L'anno scorso, invece, l'aumento del Pil è stato dell'1,5%. I consumi delle famiglie non decollano: lo scorso inverno, erano tornati a salire (+0,4%) dopo una lunga fase di ristagno nel 2017 ma nel secondo trimestre hanno rallentato. Ad ogni modo, proseguirà la crescita ma a un ritmo inferiore rispetto allo scorso anno. 

Anche la Commissione Ue rivede al ribasso le stime sul pil dell'Italia: per il 2018 vengono limate a 1,3% (da 1,5% previsto a maggio) e nel 2019 a 1,1% (da 1,2% di maggio). "Sebbene l'economia italiana sia cresciuta di 0,3% nel primo trimestre 2018, solo poco meno del trimestre precedente, non è completamente sfuggita alla generale perdita di slancio delle economie avanzate", quindi "l'attuale ripresa dovrebbe indebolirsi ma proseguire al di sopra del potenziale", scrive Bruxelles nelle previsioni economiche estive.

"Mentre i consumi privati e gli inventari hanno continuato a sostenere l'espansione della produzione, deboli investimenti ed export sono stati un peso per la crescita", scrive la Commissione, sottolineando come "la prospettiva breve termine del manifatturiero indica un indebolimento in arrivo".

"La domanda interna dovrebbe restare la principale motrice della crescita, di fronte a un ambiente esterno con maggiori sfide". Gli investimenti "dovrebbero aumentare, sostenuti da condizioni favorevoli del credito e incentivi fiscali, sebbene la volatilità del mercati, che riflette l'incertezza domestica e globale, dovrebbe rinviare alcune decisioni sugli investimenti nel breve termine".

Nel 2019, "il phase-out degli incentivi fiscali e l'aumento graduale dei tassi di interesse dovrebbe rallentare la crescita degli investimenti. L'aumento della spesa delle famiglie dovrebbe continuare alla luce dell'aumento degli stipendi e dell'occupazione. Ma i prezzi più alti del petrolio dovrebbero pesare" sugli stipendi netti e quindi "leggermente frenare i consumi privati". Inoltre, "è improbabile che gli export netti diano un contributo positivo alla crescita a causa dell'impatto differito dell'apprezzamento dell'euro e della crescita moderata di alcuni dei principali partner commerciali dell'Italia".

Ultima modifica il

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Visit the best review site bbetting.co.uk for Bet365 site.

 

         

 

Redazione e amministrazione: Via del Gladioli, 6 - 70026 - Modugno/Bari • Tel. 080.5375408 • redazione@impresametropolitana.it Tribunale di Bari, Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013