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Prelievo per gestione rifiuti urbani a 10 miliardi di euro su imprese e cittadini ammonta a 10 miliardi

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Il prelievo su cittadini e imprese per i servizi di igiene urbana ammonta a 10 miliardi di euro e copre quasi interamente (98,9%) i 10,2 miliardi di costo.

Di questi 2,9 miliardi, pari al 34,9% del costo, si riferisce alla raccolta differenziata che – nell'elaborazione di Confartigianato sulla base di un recente rapporto dell’Istat che integra dati di fonte Ispra – rappresenta il 52,5% dei rifiuti raccolti, con un aumento di 5 punti percentuali sull’anno precedente.

Le quote di raccolta differenziata più elevate si riscontrano a Trento con 74,3%, Veneto 72,9%, Lombardia con 68,1%, Friuli-Venezia Giulia con 67,1%, Bolzano con 66,4% ed Emilia-Romagna con 60,7%. Sulla base di queste migliori performance nel Nord-est la percentuale di raccolta differenziata arriva al 66,6% – superando il target del 65% previsto dalla normativa e nel Nord-ovest risulta di poco inferiore (62,3%), mentre risultano distanti il Centro (48,6%) e il Mezzogiorno (37,6%): le quote più basse di raccolta differenziata, infatti, si registrano nel Lazio con 42,4%, in Basilicata con 39,2%, in Puglia con 34,3%, in Calabria con 33,2%, in Molise con 28,0% e, a distanza, in Sicilia con 15,4%. Ed è proprio in quest’ultima regione che il costo specifico per kg di rifiuto differenziato balza a 41,60 centesimi di euro al kg, più del doppio (+133,2%) della media nazionale di 17,84 c€/kg; costi molto alti anche per Lazio (+58,4% rispetto alla media), Abruzzo (+36,6%), Calabria (+35,1%) e Campania (+31,4%). All’opposto costi più contenuti per Veneto (-17,5%), Lombardia (-28,5%) e Trentino Alto Adige (-31,6%).

Da sottolineare che il costo medio di gestione del rifiuto indifferenziato è di 24,85 c€/kg, il 39,3% superiore al costo della differenziata.

La provincia con la quota di differenziata più elevata è Treviso con l’87,9%; seguono Mantova con l’86,4%, Pordenone con l’82,3%, Belluno con l’80,4%, Cremona con il 77,9%, Vicenza con il 76,5%, Varese con 74,6%, Trento con il 74,3%, Parma con il 74,0% e Bergamo con il 72,6%; all’opposto le quote più ridotte nelle province siciliane di Enna con l’11,0%, Palermo con il 10,4% e Siracusa con il 9,3%. Nella città metropolitana di Roma Capitale la quota di differenziata è al 42,3%, 22 punti in meno del 64,3% di Milano.

Un’ulteriore e rilevante componente di costo della gestione dei rifiuti è rappresentata dalla spesa per spazzamento e lavaggio delle strade che ammonta a 1,3 miliardi di euro, pari a 13,1% del costo totale, ed equivalente – tenuto conto della correzione dovuta alla pressione del turismo – a 21,30 euro per abitante. Nel dettaglio è il Lazio la regione con più elevato costo pro capite di spazzamento e lavaggio, superiore del 43,1% alla media nazionale, seguito da Sicilia (+30,8%), Marche (+20,5%) e Campania (+20,4%); all’opposto valori ampiamente inferiori alla media si registrano per Trentino Alto Adige (-36,1%), Friuli Venezia Giulia (-36,2%), Molise (-38,3%) e Veneto (-40,7%).

Mettendo in relazione costi ed indicatori di efficacia del servizio si osserva che, in modo paradossale, al crescere del costo di spazzamento tende a salire la percezione di sporcizia nelle strade da parte delle famiglie e, in particolare, la quota più elevata di famiglie che segnala il problema della sporcizia nelle strade si registra proprio nel Lazio, seguita da Liguria, Sicilia e Sardegna.

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