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Crescita zero del Pil e calo della fiducia imprese: influenza negativa su propensione ad investire

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Due indicatori pubblicati dall’Istat evidenziano il ristagno della crescita e il calo della fiducia delle imprese, da cui potrebbe discendere il rallentamento della crescita degli investimenti privati, amplificando i rischi derivanti da un rialzo del costo del credito. In questa prospettiva la manovra di bilancio – come evidenziato da Confartigianato – dovrebbe rafforzare gli investimenti, evitando uno sbilanciamento sugli interventi di spesa corrente, per lo più di natura assistenziale.

La stima preliminare del PIL indica una crescita zero nel terzo trimestre del 2018, dopo 14 trimestri consecutivi in cui il Prodotto interno lordo si è mantenuto in territorio positivo (una crescita zero del PIL si registrò nel quarto trimestre del 2014). Nell’Eurozona la crescita rallenta, ma rimane in territorio positivo (0,3%). Rispetto alla media europea l’economia italiana rimane in pesante ritardo nel recupero di due pesanti fasi recessive e dal 2008 (primo trimestre 2008, massimo pre crisi) il PIL in Italia ha cumulato un calo del 4,9% mentre in Eurozona è salito del 7,1%.

Il secondo segnale riguarda il clima di fiducia delle imprese, con il relativo indice che a ottobre 2018 subisce un’ulteriore flessione, la terza consecutiva. Il clima di fiducia registra, pur con intensità diverse, una dinamica negativa nel settore manifatturiero, nei servizi e nel commercio mentre sono in controtendenza le costruzioni. Nel settore manifatturiero, in particolare, peggiorano i giudizi sugli ordini e le attese sulla produzione: sul comparto gravano i rischi di un rallentamento del commercio internazionale, confermato da un forte calo a settembre 2018 del made in Italy nei Paesi extra UE e che riduce a +1,4% la crescita nei primi nove mesi del 2018.

La manovra 2019 – da lunedì inizia l’esame da parte del Parlamento – ha un tono espansivo e in particolare dovrebbe generare marcati effetti positivi sugli investimenti, sia mediante incentivi – tra i quali l’iper ammortamento e le detrazioni per ristrutturazioni ed ecobonus – che mediante la spesa pubblica per investimenti. Il quadro macroeconomico programmatico – che incorpora gli effetti della manovra di bilancio 2019 e che, lo ricordiamo, non è stato validato dall’Ufficio parlamentare di bilancio – indica una maggiore crescita degli investimenti di 1,5 punti nel 2019 (+3,7% con la manovra rispetto a +2,2% a legislazione attuale), di 1,7 punti nel 2020 (+3,2% con la manovra rispetto a +1,5% tendenziale) e di 1,2 punti nel 2021 ( +2,8% con la manovra rispetto a +1,6% tendenziale). Tale dinamica è supportata da maggiori investimenti pubblici pari a 0,2 punti di PIL nel 2019 e a 0,3 punti nel 2020 e 2021.

La riduzione delle aspettative di domanda e il calo della fiducia, associati all’aumento del costo del credito, determinano un rallentamento della crescita degli investimenti privati che dovrebbe essere auspicabilmente bilanciato nella manovra di bilancio da maggiori investimenti pubblici e dal rafforzamento degli incentivi agli investimenti privati.

 

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