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Nei primi sei mesi del 2018 il made in Italy nei settori di MPI verso gli Stati Uniti scende del 2,4%. Nel 2017 +3,5 % rispetto al 2016

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L’analisi di Confartigianato degli ultimi dati sulla dinamica delle esportazioni nazionali evidenzia elementi di incertezza.

Sul quadro di instabilità influisce il calo marcato a settembre delle esportazioni verso i paesi extra Ue che segnano una marcata flessione sia in termini congiunturali (-3,7%) sia su base annua (-7,3%). Su tale tendenza pesa il rallentamento della dinamica del made in Italy verso aree e paesi che nel 2017 avevano svolto un ruolo determinante per la crescita delle esportazioni, come Cina e Stati Uniti.

Focalizzando l’attenzione sul mercato statunitense, in attesa degli orientamenti di politica fiscale e commercio estero dell’amministrazione Usa dopo le elezioni di medio termine, si rileva che le vendite di prodotti nazionali negli Stati Uniti nei primi nove mesi del 2018 cumulano una crescita del 3,0%, dopo che nel 2017 l’export su questo mercato era salito del 9,8% rispetto al 2016.

Nei settori dove le piccole imprese rappresentano almeno il 60% dell’occupazione, l’Italia è il primo Paese dell’Ue per export negli Usa. Nei primi sei mesi del 2018 il made in Italy nei settori di MPI verso gli Stati Uniti scende del 2,4% dopo aver registrato nel 2017 un aumento del 3,5 % rispetto al 2016. Il rallentamento del mercato statunitense ha influito sulla frenata delle vendite del made in Italy nel mondo nei settori di MPI.

Nei primi sei mesi del 2018, tra le cinque maggiori regioni esportatrici, si registra una performance positiva delle vendite di MPI sul mercato statunitense per Lombardia (+5,4%) ed Emilia Romagna (+3,9%); in flessione Piemonte (-1,2%) e Veneto (-2,8%) mentre un calo più ampio si registra per la Toscana (-12,0%). Tra le altre principali regioni – con almeno 1 milione di export nel semestre – la Campania è stabile, le Marche segnano un calo mentre la flessione si amplia per Lazio e Friuli Venezia Giulia.

Tra le prime dieci province esportatrici negli Usa si rileva un trend positivo per Brescia (+15,1%), Treviso (+13,7%), Milano (+7,7%), Monza Brianza (+4,4%) e Padova (+0,9%). In territorio negativo Belluno (-3,4%), Firenze (-4,4%), Napoli(-8,2%) e Vicenza (-11,9%).

L’analisi per i primi dieci prodotti compresi nei settori di MPI  esportati negli Usa registra una crescita delle esportazioni per Altri prodotti in metallo (+15,8%), Mobili (+5,8%), Prodotti da forno e farinacei (+5,4%), Altri prodotti alimentari (+4,9%); in calo gli Articoli di abbigliamento (-0,7%), Cuoio conciato e lavorato; articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria; pellicce preparate e tinte (-1,7%); più marcata la discesa per Strumenti e forniture mediche e dentistiche (comprende l’occhialeria e segna un -5,0%), Gioielleria e pietre preziose lavorate (-6,2%), Calzature (-6,4%), Oli e grassi vegetali e animali (-14,9%).

Il grado di esposizione sul mercato statunitense nei settori di MPI, esaminato in una nostra precedente analisi,evidenzia un rapporto tra export di MPI e valore aggiunto territoriale più elevato in Veneto, seguito da Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria e Lombardia.

La dinamica del tasso di cambio evidenzia che, tra la fine di giugno e la prima metà di ottobre 2018, l’euro si è deprezzato dell’1% rispetto al dollaro e la prospettive – come indicato nell’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia – “rimangono incerte” con la direzione non univoca degli indicatori predittivi. Le ultime previsioni della Nota di aggiornamento del DEF 2018 indicano per il 2019 un cambio di dollaro/euro di 1,159 in apprezzamento del 2,2% rispetto alle stime del 2018.

 

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