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Nel 2018 debole la crescita della produzione delle Costruzioni: +0,9%

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L’ingresso in recessione dell’economia italiana penalizza in modo particolare il settore delle costruzioni, che ha scarsamente beneficiato della ripresa.

Dal 2013 al 2018 l’attività edilizia è salita del 7,1% nell’area dell’euro mentre è scesa del 7,1% in Italia. Negli ultimi cinque anni il valore aggiunto del totale economia è salito del 4,8% mentre quello delle Costruzioni è sceso del 3,8%.

Una analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Marche evidenzia che a dicembre 2018 l’indice destagionalizzato della produzione delle Costruzioni segna una leggera crescita dello 0,2% rispetto a novembre 2018, in attenuazione al confronto con il +0,6% del mese precedente. Considerando l’indice corretto per gli effetti di calendario, si osserva la diminuzione dell’1,3% rispetto a dicembre 2017, in contro tendenza alla variazione tendenziale del +0,5% di novembre 2018.

Complessivamente nel 2018, rispetto all’anno precedente, si registra un aumento dello 0,9% per l’indice corretto per gli effetti di calendario. Prosegue, quindi, una moderata crescita, per il secondo anno consecutivo, ma che resta inferiore alla media dell’Eurozona per cui si registra un aumento dell’1,7%. Si osserva comunque una riduzione del gap al confronto con il 2017 quando la produzione in Italia segnava il +0,7% a fronte di due punti percentuali in più in media nell’area a valuta comune. In un’ottica di lungo periodo, la produzione nelle Costruzioni in Italia nel 2018 è inferiore del 41,6% rispetto al livello del 2007, a fronte del -15,8% rilevato per la media dell’Eurozona.

Nell’ultimo anno l’occupazione dell’economia italiana sale dello 0,6% mentre nelle Costruzioni diminuisce dello 0,8%. Nell’arco di cinque anni l’edilizia ha perso 148 mila posti di lavoro (-9,7%) mentre il totale economia ne ha guadagnati 830 mila (+3,8%). Il calo dell’occupazione si è interamente concentrato nelle piccole imprese.

In questa prospettiva sono necessarie politiche di sostegno della domanda privata:Confartigianato evidenzia che le detrazioni fiscali per ristrutturazioni ed ecobonus hanno determinato un rilevante effetto anticiclico per l’occupazione nelle Costruzioni.

Inoltre è necessario intensificare la domanda pubblica. Nel 2017 gli investimenti pubblici in costruzioni sono scesi sotto la soglia del punto percentuale di PIL (0,9%). L’Italia è ultima in UE per investimenti pubblici sul PIL e nell’ultima manovra di bilancio il totale di investimenti e contributi agli investimenti – al netto delle dismissioni – per il 2019 sono stati ridotti di un miliardo di euro. Gli investimenti pubblici sono previsti in aumento per il prossimo biennio, ma la ‘spada di Damocle’ di clausole di salvaguardia da disattivare per 23,1 miliardi di euro potrebbe distrarre risorse dai maggiori investimenti, con pesanti effetti depressivi sul settore delle costruzioni e, in generale, sull’intera economia, dato il maggiore effetto moltiplicativo sulla crescita della domanda per investimenti.

Appare opportuno accelerare la spesa per investimenti delle amministrazioni pubbliche, in particolare quella in grado di intercettare l’offerta di prossimità delle piccole imprese, come i Comuni, ad esempio. A tal proposito va osservato che nel 2018 i Comuni hanno registrato una “crescita zero” della spesa reale per investimenti: le uscite di cassa delle amministrazioni comunali per investimenti fissi lordi si è fermata all’1,1%, esattamente pari al tasso di inflazione, un ritmo troppo debole per generare effetti su produzione, occupazione e valore aggiunto delle imprese delle costruzioni. I segnali positivi dei primi de mesi dell’anno vanno sostenuti e amplificati.

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